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Giancarklo Lancellotti, Sandra Zonch - Addio, Italia cara...

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Vita opere e mistero di Enrico Rocca goriziano.

"Addio, Italia cara..." sono le parole d'innamorato tradito con cui, all'ingresso delle camice nere a Lubiana, il goriziano Enrico Rocca dà l'estremo saluto alla Patria ideale, tollerante e mazziniana, per la quale aveva dato volontariamente il sangue nella Grande Guerra.

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Scheda tecnica

Autore Giancarlo Lancellotti - Sandra Zonch
Titolo Addio Italia cara... Vita opere e mistero di Enrico Rocca goriziano
Collana Lettere da Miramare - 4
Formato (cm) 17x24
Pagine 160
Rilegatura Brossura a filo di refe
ISBN 8887678421
Anno 2004

Dettagli

"Addio, Italia cara..." sono le parole d'innamorato tradito con cui, all'ingresso delle camice nere a Lubiana, il goriziano Enrico Rocca dà l'estremo saluto alla Patria ideale, tollerante e mazziniana, per la quale aveva dato volontariamente il sangue nella Grande Guerra. Una parabola intensa, la vita di Rocca, qui ritratta, con l'ausilio di documenti inediti, per la prima volta nella sua interezza: giornalista, romanziere, germanista, critico teatrale e radiofonico, perseguitato razziale, per i rapporti umani che ha intrattenuto, è testimone prezioso d'un periodo cruciale della storia e della cultura italiana.

Giancarlo Lancellotti e Sandra Zonch, con l'ausilio dei documenti inediti messi a disposizione dalla figlia Lilia Rocca Liotta, ne tracciano la biografia intellettuale, completata dal saggio di Renate Lunzer per versante della germanistica.

Nato a Gorizia nel 1895 da genitori ebrei, parente di Michelstaedter, vive la stagione dell'irredentismo giuliano fino all'arruolamento volontario e al ferimento in battaglia. Poi l'approdo a Roma, le riviste del futurismo, la frequentazione con Marinetti, Balla, Bottai, e altri nomi nobili dell'Italia che scrive, da Borgese e Ojetti, da Prezzolini a Bontempelli. Amico di Stefan Zweig, traduttore di Heine e Meyrink, è anche interprete raffinato della cultura mitteleuropea, cui dedica la sua Storia della letteratura tedesca dal 1870 al 1933. Colpito dalla violenza delle leggi razziali del '38, Enrico Rocca affida la testimonianza estrema del suo travaglio alle pagine del diario La distanza dai fatti, farmaco non bastevole a curare una sofferenza interiore che si misura col supremo dei misteri: il suicidio.